giovedì 6 agosto 2009

lettura...roubini

Lo scenario a W è quello preferito dal professor Nouriel Roubini nell'ultimo

sul articolo apparso su Forbes. Ma il rischio per il 2010 si chiama

deflazione. 5 Agosto 2009, ore 15:15

Le economie stanno reagendo in modo positivo agli stimoli governativi,

generosi e voluminosi, ma questo non riuscirà a sanare lo scenario recessivo

da qui a fine anno. Le previsioni sono per un PIL 2009 a -2% con un recupero

nel 2010 pari al 2-3%, con un conseguente recupero del prezzo delle materie

prime.

In questo scenario la Cina acquisterà sempre più importanza ma non riuscirà

a prendere la postazione di comando. A comandare ci saranno sempre loro, gli

Stati Uniti. E di conseguenza due sono gli elementi da tenere in salda

considerazione per il futuro, due sono gli indicatori che ci forniranno i

dati essenziali per capire come e quando saremo veramente fuori dalla

recessione e si tornerà a crescere dignitosamente. E questi due elementi

sono (indovinate un po'? ndr) il tasso disoccupazione e consumi.

Tasso di disoccupazione che però rischia di arrivare all'11% l'anno

prossimo, con conseguente riflesso sui consumi. Se l'americano perde o

rischia di perdere il lavoro, non solo consumerà di meno, ma incrementerà la

percentuale di risparmio.

Se poi a questi elementi, andiamo a sommare l'eccesso di capacità produttiva

e la saturazione del mercato dei beni, si capisce che il rischio maggiore

per l'economia, l'anno prossimo, potrebbe non essere l'inflazione, come

spesso si è detto, bensì la deflazione.

La deflazione che non è nient'altro che l'inverso dell'inflazione.

Cos'è la deflazione?

La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè

un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono

ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa. Le imprese, non

riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano

di collocarli a prezzi inferiori.

La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch'essi

generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di

ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l'acquisto di beni

e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso

al credito.

Gli effetti negativi della deflazione tendono a diffondersi nell'economia,

provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di

lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei

salari.

Come potete ben capire quindi, la deflazione metterebbe a rischio lo

scenario di crescita economica, rendendo sempre più realistico lo scenario

ad L o di tipo giapponese. Questo è il rischio più grande, secondo Roubini,

ma la realtà dei fatti, ad oggi, ci porta orientativamente non ad uno

scenario "L-shaped" ma a W, questo perché non tutti i problemi sono stati

risolti, ma perlomeno, il rischio di un collasso globale dell'economia

sembra defilarsi.

E sulle borse?

In merito ai mercati azionari, bisogna fare molta attenzione, in quanto,

secondo Nouriel Roubini, buona parte dei rally a cui abbiamo assistito fanno

parte degli effetti della massiccia dose di liquidità potenzialmente

presente sul mercato ma assolutamente non circolante (altrimenti

l'inflazione

sarebbe protagonista, ndr), e proprio questa liquidità potrebbe diventare un

elemento destabilizzante se non controllata , nel lungo periodo.

Sul sistema bancario

In merito al sistema bancario, Roubini dice che molto è stato fatto, ma non

tutto è risolto. In particolar modo in Europa, dove la leva finanziaria è

ancora molto presente e il risanamento bancario è sicuramente meno avanzato,

rispetto a quello americano, senza poi dimenticare gli effetti

sull'esposizione

all'Europa dell'Est, esposizione che potrebbe portare non pochi problemi nel

medio periodo.

Conclusioni

Sarà molto interessante vedere gli utili delle società nei prossimi mesi a

venire, soprattutto sarà interessante stabilire se i tassi di crescita

previsti saranno mantenuti , oppure se ci sarà una nuova contrazione. E

questo scenario, secondo Nouriel Roubini, sarà decisamente possibile.

Quindi, rischio concreto di correzione non solo sul mercato azionario,

salito troppo in fretta e senza basi fondamentali solide, ma anche per i

titoli corporate societari, con un graduale ritorno dell'aumento del rischio

finanziario.

Il ritorno alla normalità è quindi remoto, la strada da percorrere sarà

ricca di insidie e di problematiche e prima di poter dire di essere

definitivamente dalla crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni, ci

vorrà ancora molto tempo. Scenario a W, per il professore. E se così sarà,

oggi abbiamo solo visto la prima parte, la V, manca la seconda parte, con

tonfo correttivo allegato.

Nessun commento:

Posta un commento